Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro, il muro peggiore è quello di gomma
Lo sconsiderato appello a boicottare Israele come ospite d’onore alla Fiera
del libro in corso a Torino ripropone con forza la mai sopita questione
mediorientale ed il diritto all’esistenza dello stato ebraico.
Ma per tappare
la bocca alla canea antisemita che sbraita di pace dando battaglia nelle piazze
ed allestendo roghi a base di bandiere con la stella di Davide, basterebbe
ricordarsi che Israele è ancora oggi l’unico stato dell’area mediorientale in
cui vige una democrazia compiuta e dove l’omosessualità non costituisce un reato
passibile di pena capitale. Invocare l’annullamento del diritto di una nazione
ad esistere è peraltro un modo singolare di ergersi a vessilliferi della
Giustizia Universale. Un po’ come la condanna senza appello emessa nel 2004 dai
consueti, zelanti custodi dell’ortodossia, soloni made in ONU compresi, circa la
barriera di sicurezza eretta tra Israele e la Cisgiordania. Vabbé, non tutti i
muri sono uguali. Quello eretto dallo stato ebraico per difendere i propri
cittadini dai camion bomba e dai terroristi kamikaze di Hamas o Al Aqsa che li
hanno falcidiati per anni configura ovviamente una “situazione illegale”, mentre
il Muro di Berlino, Nagant automatiche dei vopos incluse, ha reso
“democratica”
per molti decenni la Germania Est. Ma c’è un muro peggiore
degli altri, a prova di caterpillar ed inscalfibile anche dagli attacchi di
qualsiasi pur episodico sussulto di onestà intellettuale: è il muro di gomma
dell’ideologia, che nega l’evidenza, mistifica la realtà e, in fattispecie,
preclude di rammentare la triplice spada di Damocle targata Egitto, Siria e
Giordania sospesa da oltre mezzo secolo su quello stesso Israele che in favore
di uno stato palestinese si espresse fin dal 1947, anno in cui anche l’ONU ne
propugnò la nascita. Sabotata, invece, proprio dagli Stati arabi, che malgrado
avessero ogni possibilità di ospitarlo, confinarono scientemente in bestiali
campi profughi il popolo palestinese appena fuoriuscito dai territori. Perché la
(ingombrante) verità è che la frustrazione di una Palestina senza patria ha
sempre fatto comodo soprattutto ai paesi arabi, essendo il miglior stratagemma
per fomentare un odio costante verso il popolo ebraico. Con l’effetto
collaterale di attribuire ogni addebito al “satrapo sionista” ed al suo stretto
sodale stelle e strisce, complice la permanente miopia – quanto meno - dei media
internazionali, su cui ha sempre avuto facile attecchimento una suggestione
ideologica pervasiva, ipso facto girabile al “parco di buoi” dell’opinione
pubblica occidentale, sempre pronto ha
riempire senza difficoltà le piazze di
mezza Europa.
http://www.giorgiocolomba.it/